Pavimenti vinilici - Pavimenti e rivestimenti

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Descrizione pavimenti vinilici

I pavimenti vinilici offrono a progettisti e utenti finali un vasto spettro di soluzioni  grazie alle loro caratteristiche tecniche ed estetiche.


I pavimenti vinilici vengono prodotti con policloruro di vinile o pvc; polimero ottenuto artificialmente per sintesi dalla distillazione del petrolio e del cloruro di sodio e presenta caratteristiche termoplastiche.
I pavimenti vinilici si dividono in:
  • Vinilici Omogenei
  • Vinilici Eterogenei
  • Vinilici Decorativi
  • Vinilici Morbidi

Tecniche di produzione
  • spalmatura: consiste nella stesura su un’armatura in fibra di vetro o poliestere di diversi strati di miscela di pvc (compatto, espanso, colorato, stampato, trasparente), in modo da ottenere lo spessore e le caratteristiche desiderate; la solidità necessaria viene ottenuta tramite il processo di “gelificazione” in forni di riscaldamento.
  • calandratura: serve per compattare materiale composto di pvc, cariche minerali e coloranti, che viene fatto passare attraverso due o più cilindri surriscaldati della calandra; il risultato è una lastra continua di spessore costante; la compressione del materiale viene fornita in modo dinamico, continuo. Con la calandra si ottengono i teli. Successivamente i teli possono essere sottoposti al tagli per ottenere mattonelle di vario formato.
  • pressatura: il pvc viene immesso, sotto forma di granuli o lastre rozze, in uno stampo surriscaldato e quindi viene compattato con una pressa (pressatura statica). Con la pressa si ottengono solo piastre.

La superficie a vista dei pavimenti vinilici, subisce una serie di trattamenti di protezione che ne aumentano la durata e la facilità di pulizia.

La protezione può essere:
  • strato in pvc puro e trasparente
  • trattamento a base di resine poliuretaniche
  • trattamento con polimeri sintetici

Particolari trattamenti micostatici e batteriostatici, aggiungono maggiori valori di igenicità.

Storia dei pavimenti vinilici
Il Cloruro di Polivinile fu osservato per caso in due occasioni nel corso del XIX secolo.
All'inizio del XX secolo i tentativi di uno sfruttamento commerciale del prodotto da parte del russo Ivan Ostromislenskij e del tedesco Fritz Klatte della Griesheim-Elektron furono abbandonati a causa della difficoltà di lavorare il materiale, troppo rigido e fragile.
Solo nel 1926, Waldo Semon della B.F. Goodrich scopri una tecnica che permise di rendere lavorabile il pvc, miscelandolo con degli additivi plastificanti. Il prodotto risultante, flessibile e facile da lavorare, raggiunse presto un diffuso utilizzo.
I primi copolimeri a base di cloruro di polivinile e acetato di polivinile furono prodotti dalla statunitense Union Carbide nel 1927.
La prima impresa ad iniziare la produzione industriale di pvc in Italia fu invece la S. A. Ursus Gomma di Vigevano (PV) che costruì, nel 1939, un nuovo impianto appositamente per la lavorazione del nuovo materiale.

Il cloruro di polivinile, conosciuto anche come polivinilcloruro o con la corrispondente sigla PVC, è il polimero del cloruro di vinile.
Gli utilizzi del pvc sono innumerevoli, con aggiunta di prodotti plastificanti può essere modellato per stampaggio a caldo nelle forme desiderate. Può essere ridotto a film oppure a liquido con cui vengono spalmati tessuti o rivestite superfici, serbatoi, valvole, rubinetti, vasche e fibre tessili artificiali.

Il pvc è composto per il 57% da sale minerale e per il 43% da etilene, un prodotto derivato dal petrolio.
La produzione di pvc è relativamente semplice: dopo varie fasi di lavorazione del cloro e dell'etilene, si ottiene un gas liquido chiamato cloruro di vinile.
Posto in grossi recipienti a pressione ad una temperatura di 50-70 ºC e trasformato con l'aggiunta di acqua, agenti disperdenti ed attivatori in una sospensione pulverulenta. Dopo averla separata dall'acqua e fatta asciugare si ottiene il pvc.
Tipologie pavimenti vinilici
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